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monografie

2011. Il punto sulle relazioni (pt.1): l’amore che riscatta

pt.2 l’amore che distrugge

Il mio 2011 di relazioni ha il sapore degli amori intorcinati, violenti, deliranti. Storie in cui anche chi si redime attraverso l’amore alla fine resta solo: riscattato forse, ma solo. Di amori inconcludenti e squilibrati, lordati dal disagio, dall’ignoranza, dalla fretta. E’ un cinema quasi sempre indipendente, low budget, molto “periferico”. A cominciare da un film originale ed intrigante come Another Earth (2011) del debuttante americano Mike Cahill (finora documentarista). La comparsa nel cielo di un’altra terra, duplicato della nostra, è il puntello fantascientifico che sostiene tutta la storia: una storia di due vite che si scontrano e incontrano per errore (su questa terra) e dominata dal bisogno di espiare un senso di colpa obliterante e dal desiderio di conquistare una seconda possibilità (quella che cerchiamo tutti?) realizzabile solo sull’altra terra, un mondo parallelo in cui si presume che il nostro alter ego non abbia commesso i nostri errori/orrori. O forse no. Sarebbe migliore o peggiore di noi? E cosa diremmo al nostro alter ego se potessimo incontrarlo? E’ una prospettiva meravigliosa…  Bella e perfetta Brit Marling, talento esordiente del circuito indie, attrice protagonista e co-sceneggiatrice di un film che è di gran lunga tra i migliori del 2011 (non a caso si è guadagnato il Premio Speciale della Giuria all’ultimo Sundance Film Festival).Altro storia di riscatto e di riconciliazione con la vita è Tyrannosaur (2011), film monumentale come il dinosauro del titolo. Probabilmente la pellicola più violenta dell’anno appena concluso. Questa volta sullo sfondo c’è il disagio suburbano in un luogo imprecisato dell’Inghilterra settentrionale (che diventa subito luogo-universale quindi), e al centro del racconto la storia di un vedovo sul cui volto è impressa l’immagine del disarmo, dell’afflizione, del turbamento; un uomo la cui brutalità è il solo vero evento della vita, insieme al puzzo dell’alcol e del rancore. Eppure cerca di riscattarsi attraverso l’affetto per una donna, Hannah, che a sua volta è più infelice di lui, se possibile. Una donna che si difende dallo squallore delle relazioni domestiche mascherandosi da religiosa fervente: una preghiera per gli altri, ma per lei soltanto la follia devastante di un marito sbagliato. E’ un film duro, feroce, crudele! Ma è un capolavoro. Opera prima di Paddy Considine (miglior film britannico indipendente, BIFA 2011). Potentissima la prova di Peter Mullan, attore protagonista, già Palma d’Oro a Cannes nel 1998 per il suo ruolo in My Name is Joe di Ken Loach. Non è da meno Olivia Colman, pluripremiata per l’interpretazione di Hannah.

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