Quanto zoppica il cavallo di Spielberg! Un film che non ha nulla: senza spina dorsale, senza un vero mordente emotivo. Due ore e mezza di cartoline raffinate, con quadretti di campagna inglese così idilliaci ed impeccabili da riuscire assurdi, irritanti, noiosi. E il risultato è lo stesso anche quando le cartoline Spielberg le spedisce dal fronte, quindi meno sognanti e pastorali, ma sempre maledettamente affettate e scontate. E importa poco che ci sia di mezzo un romanzo: non sto pensando che il film di Spielberg sia brutto perché è brutto il romanzo di Morpurgo (che neppure ho letto e che non voglio leggere); quando un regista accetta di fare cinema dalla letteratura deve fare cinema (appunto!), perché accetta di raccontare una storia che dobbiamo guardare. E il film di Spielberg è semplicemente inguardabile. I personaggi e le vicende che si alternano sullo schermo mentre il cavallo passa di mano in mano, venduto, rubato, ceduto, sono sempre e soltanto dei bozzetti cui non ci si affeziona mai. Tante storielle zuccherose che sono accidenti di una sostanza che resta sempre impalpabile. E sono così stucchevoli che diventa quasi impossibile restare calmi: in culo ai bei sentimenti! non so se mi spiego… Non funzionano nemmeno i picchi drammatici, su cui Spielberg ha fatto scuola, che qui gli riescono sempre formali, didascalici. A tutto questo si aggiunge un aspetto quasi imbarazzante (per chi ascolta il film in lingua originale): nel film tutti parlano inglese, e lo parlano anche quei personaggi che inglesi non sono, specialmente i due giovani soldati tedeschi e un nonno e una nipotina francesi, ma lo fanno scimmiottando gli accenti nazionali in modo così innaturale da suonare addirittura ridicoli (credo che i doppiatori italiani saranno costretti ad imitarli). Ora, mi rendo conto che da una favoletta come War Horse non ci si possa aspettare il rigore filologico di un Salvate il soldato Ryan e soprattutto di un film come Schindler’s List, ma quando è troppo è troppo!
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