Il cinema di guerra hollywoodiano sta per decollare nei cieli del politically correct con un film dedicato ai primi piloti afroamericani nella storia dell’aviazione statunitense. E cioè ai pochissimi uomini di colore che durante la seconda guerra mondiale uscirono dalle cucine, dalle latrine o da tutti i posti di corvé per combattere davvero (se ne occupò anche Spike Lee in Miracle at St Anna), smarcando per la prima volta le Jim Crow Laws, le leggi della segregazione razziale in vigore dal 1876 al 1965 che umiliavano i neri anche nelle forze armate.
E torna sullo schermo, tra i protagonisti, proprio Cuba Gooding Jr., che già in Pearl Habor (2001) di Michael Bay aveva interpretato Doris Miller, un cuoco di colore che si distinse per davvero durante l’attacco giapponese guadagnandosi la Navy Cross, la più alta decorazione della marina americana. Nel 2000 aveva interpretato anche il primo palombaro di colore della marina, Carl Brashear, in Men of Honor di George Tillman Jr., accanto a De Niro. In questo Red Tails (2012), prima prova alla regia di Anthony Hemingway, Cuba Gooding Jr. è il Maggiore Stance ed è uno degli ufficiali del gruppo di piloti famosi con il nome di Tuskegee Airmen cui nel 1944 furono assegnate missioni di combattimento a bordo di caccia P-47 Thunderbolts (dal giugno del 1944) e poi su P-51 Mustang (1944-45), anche nei cieli italiani. Il nickname di Red Tails se lo guadagnarono quelli del 332° Gruppo Caccia dopo aver dipinto di rosso le code dei loro P-47.
L’epopea dei piloti di colore è già stata raccontata in un film per la tv del 1995, The Tuskegee Airmen, prodotto dalla HBO e con Cuba Gooding Jr., guarda caso, tra i protagonisti. Ma il cinema americano torna sui suoi miti di guerra (anche quelli meno celebri) e in questo caso lo fa in pompa magna: l’uscita sul grande schermo di Red Tails (il prossimo 20 gennaio negli USA e in Canada) è stata anticipata addirittura dalla distribuzione di un documentario, Double Victory, realizzato apposta da George Lucas, che ha prodotto il film (di cui pare dovesse essere lui, in origine, il regista). Insomma, c’è tanta carne al fuoco, in un calderone in cui credo finiranno per cuocersi anche tante banalità patriottiche. Ma tant’è: benvenuti a Hollywood!
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