//
you're reading...
visti nel 2012

The Flowers of War di Zhang Yimou

Fresco di nomina come miglior film straniero per le prossime assegnazioni dei Golden Globes, The Flowers of War (2011) di Zhang Yimou è uno sguardo accorato sui fatti accaduti dal dicembre del 1937 a Nanchino (Nanjing) durante l’occupazione delle truppe imperiali giapponesi (il massacro o stupro di Nanchino). Intendiamoci: siamo lontani anni luce dal lavoro insuperabile di Lu Chuan, City of Life and Death (Nanjing! Nanjing!) del 2009, un film il cui bianco e nero è devastante e tragico come le atrocità nipponiche (uguale stilisticamente allo Schindler’s List di Spielberg) e in cui le scene di guerra sono girate magnificamente, senza nulla invidiare ai maestri occidentali. I registi cinesi ci sanno fare con i film di guerra, e lo ha dimostrato recentemente anche il bravissimo Dong Shen in Death and Glory in Changde (2010), questa volta su fatti bellici occorsi nel 1943 nella città di Changde, sempre durante il secondo conflitto sino-giapponese (1937-45). Non è con sorpresa quindi che la guerra di Zhang Yimou sia girata con grande eccellenza, un regista peraltro che già aveva impressionato per la spettacolarità delle scene d’azione in alcuni dei suoi film più celebri, come Hero (2002) e La foresta dei pugnali volanti (2004).

Il problema è che questo non è un film d’azione. Tutta la prima parte, assai frenetica, sembra soltanto l’esercizio pirotecnico di un regista che sa di dover spendere il resto della pellicola per raccontare una storia più piccola, molto intima, e soprattutto meno movimentata. Questo perché Zhang Yimou ha portato sullo schermo il romanzo della scrittrice cinese Yan Geling, The 13 Flowers of Nanjing, in cui racconta la storia di alcune prostitute che trovano rifugio in una chiesa cattolica insieme alle bambine della scuola parrocchiale, sotto la minaccia incombente degli stupri giapponesi. E Christian Bale si finge prete per salvarle tutte, trasformandosi per incanto (una delle pecche narrative del film) da cinico bastardo in santo di turno.

Una storia al femminile quindi, che se da un lato oscura il dramma generale sofferto da tutta la popolazione di Nanchino, dall’altro vuole concentrarsi solo sulle sofferenze patite dalle donne, stuprate, mutilate e oltraggiate dai giapponesi. Eppure l’enfasi di tutta la storia sembra arroccarsi unicamente su un moralismo insopportabile: se siano cioè più sacrificabili le prostitute o le piccole vergini innocentissime del collegio, con tanto di Christian Bale che sospira “siete così pure”…

Non credo francamente che questo film possa competere con le altre nominations, in un anno in cui si trova davanti rivali di gran lunga superiori come Il ragazzo con la bicicletta dei Dardenne, Una separazione di Farhadi e il meraviglioso La pelle che abito di Almodovar.

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un Commento

Please log in using one of these methods to post your comment:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Aggiornamenti Twitter

Archivi

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.